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Le parole cariche di entusiasmo della tarantina in vista di Tokyo

 

ROBERTA CHYURLIA

In un momento di estrema difficoltà una giovane donna offre al mondo sportivo il suo grande messaggio di speranza raggiungendo lo storico traguardo della convocazione come prima donna italiana arbitro ai Giochi Olimpici di Tokio. 

 

"Essere la prima donna arbitro di judo ad essere stata convocata ai Giochi Olimpici è un’emozione bellissima - afferma Chyurlia, 41 anni - . L’anno scorso eravamo vicini all’ufficializzazione della selezione per il 2020 ma la pandemia ha fermato tutto. Un sogno interrotto per gli atleti e per gli arbitri. Ricevere la lettera dopo un anno così difficile è stato un segno di speranza per il futuro".

 

Chyurlia, dopo aver conquistato per ben due edizioni successive (2017 – 2019) il premio dell’European Judo Federation come migliore arbitro donna d’Europa, racconta così il momento in cui ha ricevuto la lettera: "Qualche sera fa il mio telefono non stava funzionando, la memoria era piena e stavo effettuando un backup. Nel momento in cui ho riattivato tutto la prima mail ricevuta è stata da parte della Federazione Internazionale per la comunicazione formale dell’IJF. Credo di aver razionalizzato ciò che è accaduto solo il giorno seguente. Sono felice di essere fra i migliori 16 arbitri al mondo, ho iniziato questo percorso solo tre anni fa".

 

Essere “figlia d’arte” non è sempre stato facile: "Tutta la mia famiglia è coinvolta in questo sport: mio padre, mia madre e mio marito. Mi reputo fortunata perché chi è vicino a me condivide la stessa passione e comprende i sacrifici. Vivo in questo ambiente sin da bambina e ci sono state anche delle difficoltà legate all’essere 'figlia d’arte'. Devi dimostrare di più degli altri. Per questo motivo la mia famiglia in un primo momento ha anche cercato di dissuadermi e adesso posso finalmente ripagare i loro sacrifici. Per me sarebbe stato un sogno anche diventare arbitro mondiale, questo nuovo obiettivo raggiunto è incredibile".

 

Roberta Chyurlia è anche un avvocato penalista. "Per lavorare nel settore penale bisogna essere sul posto - specifica l’arbitro tarantina - e dallo scorso anno ho dovuto ridimensionare la mia attività. Devo ringraziare tutti i miei colleghi ed in particolare l'avv. Orlando che in ogni momento ha sotenuto e supportato le mie scelte. Mi ritengo una donna fortunata per aver incontrato persone meravigliose che hanno reso meno impervio il mio cammino. A Tokyo porterò nel mio cuore ognuno di loro e soprattutto porterò con me tutti quei giovani tarantini a cui l’inquinamento ha strappato la vita e i loro sogni".